Dal refettorio della tribuna di Santa Maria delle Grazie al ristorante “da Zi’Ntonio”. Da Milano a Sorrento.

Dopo mezzo millennio, Il Cenacolo di Leonardo continua ad affascinare e ispirare, prestandosi a inedite rielaborazioni.

Così, una delle pareti del noto locale sorrentino diventa lo scenario perfetto per un originale Cenacolo ‘e zi’Ntonio.

Ma facciamo un passo indietro e approdiamo al novembre 2020, a quando la chiusura forzata a causa dell’emergenza Covid si trasforma in un’occasione per dare spazio a nuove idee.

E´ già da un po’ che Mariano Russo si chiede come personalizzare quel gran muro bianco che sta nel bel mezzo del suo ristorante. Con un bel dipinto, certo; ma cosa farvi raffigurare? L’ideale sarebbe un’immagine che celebri Sorrento.

Ne parla con sua moglie Michela e insieme vagliano un po’ di idee: Torquato Tasso? Il Vallone dei Mulini?

Sì, si potrebbe fare. Si potrebbe, ma non si fa.

Per concretizzare un’idea, ci vuole una forte convinzione, serve l’entusiasmo di investire in un progetto che scuote dentro, muovendo le corde emotive.

E´ questione di un attimo. Quando Mariano apprende della scomparsa di Diego Armando Maradona, prova un gran senso di vuoto.

Per lui, come per tanti, Maradona non è stato solo un talentuoso calciatore, ma molto di più.

Difficile da spiegare a chi non tifa Napoli e non ha vissuto l’euforia delle vittorie del goleador argentino.

E´ deciso: su quella parete ci sarà un tributo a Diego, emblema della napoletanità. E con lui figureranno altri personaggi eletti a simboleggiare Napoli e Sorrento. Magari tutti seduti dinanzi a una tavola imbandita, per celebrare anche la buona cucina, quella che nel lontano 1960 ispirò il padre di Mariano, Antonio, o meglio zi’Ntonio, ad aprire un ristorante nel cuore di Sorrento.

Un banchetto a cui far partecipare illustri invitati, tutti intenti a conviviare insieme per far rivivere i fasti della Sorrento gentile e della Napule ‘e mille culure.

E a quale illustre opera ispirarsi, se non all’Ultima Cena vinciana?

Leonardo ha immortalato uno dei momenti più solenni della Passione, mettendo in scena una straordinaria resa comunicativa dei moti dell’animo. I discepoli sono esterrefatti: “In verità, vi dico, uno di voi mi tradirà”. Queste parole riecheggiano nella sala, si propagano tra i gesti e le espressioni degli astanti e ognuno reagisce a modo suo.

Un capolavoro senza tempo, palpitante di vita e di emozioni.

Mariano affida questo ambizioso progetto a Giovanni Vescera e, nel giro di pochi giorni, il ristorante si trasforma in un cantiere operativo.

Artista e ristoratore si adoperano, innanzitutto, nella scelta dei dodici conviviali. La rosa dei nomi papabili è considerevole e quando finalmente si giunge alla decisione finale, bisogna prodigarsi per definire la composizione.

Così, a poco alla volta, l’idea prende forma e, ad uno ad uno, i dodici prescelti prendono posto alla tavola di Zi’Ntonio.

Giovanni sfonda illusionisticamente la parete, simulando una sala attigua a quella del locale. Tutto è studiato con cura: i materiali e le colorazioni dell’ambiente reale rivivono anche nello spazio dipinto: la pavimentazione in cotto con le maioliche di Vietri, i mattoncini che incorniciano l’arcata, le travature lignee della copertura.

Sul fondo, un’ampia vetrata tripartita svela il panorama del golfo partenopeo, con Punta Scutolo e la sagoma inconfondibile del Vesuvio.

Trascorrono i giorni, le settimane, i mesi… Mariano si rende conto che non si tratta semplicemente di un lavoro da buttar giù in poco tempo. Dietro ogni grande progetto, i risultati finali si fanno attendere, come è giusto che sia.

Vescera gli illustra le varie fasi esecutive: “Nemmeno questo particolare è terminato. Bisogna ancora lavorare sul colore”.

Un cartello con la scritta “Work in progress” è appeso in bella mostra vicino al dipinto, così da impedire ai clienti lì di passaggio per un piatto da asporto di porre la domanda di rito: “Allora, l’opera è finita?”.

No, che non è finita. E per far prima, a collaborare con Giovanni arriva anche Maria Giovanna Romano.

Insieme i due artisti rifiniscono i dettagli, modulano le cromie, elaborano dei nuovi spunti creativi in un lavoro graduale e in continua auto revisione.

Intanto, nel fantasmagorico mondo del web iniziano già a circolare anteprime di video e foto.

A questi spoiler fa seguito un gran numero di commenti: in tanti discutono sui dodici personaggi scelti per attorniare Maradona e, inevitabilmente, si parla di chi potrebbe esserci ma non figura a conviviare in questo originale cenacolo.

Qualcuno andava pur sacrificato: i posti a tavola son limitati, scanditi in quattro gruppi da tre. Leonardo docet.

Vediamo, dunque, chi sono i fortunati invitati alla cena di zi’Ntonio, così ricca di gustose pietanze nostrane: la pizza, la pastiera, il limoncello di Villa Massa, una guantiera di invitanti babà, le sfogliatelle, gli spaghetti alle vongole, il fiaschetto di vino e le noci di Sorrento, i cui gherigli sono sparpagliati anche per terra.

A capo di questa tavola imbandita, a sinistra, apre lo scenario Luciano de Crescenzo. Si sporge con un effetto di gran naturalezza, lo sguardo crucciato di chi si guarda intorno con curiosità. Accanto a lui, Pino Daniele sorride con fare bonario,  avvicinandosi a un pensieroso Massimo Ranieri, intento ad alzar le mani e a corrucciar la fronte.

Segue Eduardo de Filippo, che con un’espressione sorniona si volge allo spettatore per porgergli una tazzina di caffè. Riprendendo l’iconografia vinciana, l’attore occupa il posto di Giuda con allusione all’accusa di tradimento mossagli dal pubblico partenopeo, per aver lasciato Napoli alla volta di Roma.

Vittorio de Sica e Sofia Loren ci riportano, invece, ai tempi di “Pane, Amore e…”, nella florida Sorrento degli anni Cinquanta.

“Nu cafone ‘e fora può amare Napoli più di un napoletano”, proclamava De Sica, mentre la Loren, tre anni fa, in occasione della cittadinanza onoraria al capoluogo campano, dichiarava: “Capirà, Napoli è la mia vita”.

Al centro, Diego Armando Maradona, indossa la maglia numero 10 del Napoli, quella trionfale, con la coccarda tricolore. Dinanzi al re del calcio, la pizza dedicata alla regina Margherita, così grande da trasbordare lo spigolo del tavolo. L’espressione di Maradona è offuscata da un velo di malinconia, quasi a voler alludere a tutte le vicende che hanno gravato su di lui negli anni. Non partecipa al convivio, pare preso da altro, isolato nei suoi pensieri, che ognuno di noi può provare a immaginare.

Alla sua sinistra, il terzo gruppo di artisti: l’indimenticabile Massimo Troisi, nella posa tratta dalla scena dell’autostop in “Ricomincio da tre”, il grande Totò, alle prese con la lettera da dettare a Peppino, e Mario Merola, il “Re della sceneggiata”.

A concludere la composizione, riecheggiando le gestualità del cenacolo vinciano, Lucio Dalla, Renato Carosone e, a capotavola, Antonio Russo, il padrone di casa, con la sua espressione assorta e pacata. Antonio, o meglio zi’Ntonio, come veniva chiamato affettuosamente dai suoi clienti, che in lui vedevano uno zio e nel suo locale un punto di ritrovo familiare.

E tra la clientela, negli anni Sessanta, figurava anche Lucio Dalla che dopo le sue prime esibizioni nei locali sorrentini, frequentava il ristorante di Antonio.

Lucio amò autenticamente Napoli. Ne guardiamo l’immagine, mentre si rivolge a Zi’Ntonio e quasi lo sentiamo intonare Caruso, “…su una vecchia terrazza, davanti al Golfo di Surriento”.

Anche Renato Carosone, genio della musica e della veracità napoletana, conversa animatamente con il padrone di casa. Chissà, forse staranno ricordando i  tempi di una volta, quando negli anni Quaranta si conobbero ad Asmara, in Eritrea. Lì Antonio aveva aperto un ristorante, mentre Carosone suonava nei locali della città, esordendo come astro nascente della musica.

Il potere evocativo dell’Arte. Quello che ci consente di rivedere chi non c’è più, ricordandone atteggiamenti ed espressioni.

Così, eccoli tutti insieme, gli artisti di ieri e di oggi. Nomi celebri che hanno reso grande Napoli, riuniti in questo Olimpo, immortalati nella sospensione di una dimensione altra.

Questo è un dipinto da guardare e riguardare più volte. E ogni volta, scorgeremo nuovi dettagli; ci soffermeremo meglio su un personaggio, e poi su un altro, e su altri ancora. E ci sembreranno così vivi, da farci sentire anche noi lì, a conversar con loro per prender parte al Cenacolo di Zi’Ntonio.

Mariaelena Castellano

 

MARADONA, LEONARDO, VESCERA AND THE LAST SUPPER OF ZI’NTONIO

From the refectory of the Santa Maria delle Grazie tribune to the “da Zi’Ntonio” restaurant. From Milan to Sorrento.

After half a millennium, Leonardo’s Last Supper continues to fascinate and inspire, lending itself to unprecedented reworkings.

Thus, one of the walls of the well-known Sorrentine restaurant becomes the perfect setting for an original Cenacolo ‘e zi’Ntonio.

But let’s take a step back and arrive at November 2020, when the forced closure due to the Covid emergency turns into an opportunity to give space to new ideas.

For a while Mariano Russo has been wondering how to customize the large white wall that stands in the middle of his restaurant. With a beautiful painting, of course; but what? The ideal would be a picture that celebrates Sorrento.

He talks about it with his wife Michela and together they sift through some ideas: Torquato Tasso? Vallone dei Mulini?
Yes, it could be done. It could be, but it is not the one.

To realize an idea, you need a strong conviction, you need the enthusiasm to invest in a project that shakes you from the inside, moving the emotional chords.

It is sudden When Mariano learns of Diego Armando Maradona’s disappearance, he feels a great sense of emptiness.

For him, as for many, Maradona was not only a talented footballer, but much more.

Difficult to explain to those who do not support Napoli and have not experienced the euphoria of the Argentine champion’s victories.
It is decided: on that wall there will be a tribute to Diego, the symbol of Neapolitanism. And with him will appear other characters chosen to symbolize Naples and Sorrento. Maybe all seated in front of a set table, to celebrate also good food, the one that in 1960 inspired Mariano’s father, Antonio, or better called, “Zi’Ntonio”, to open a restaurant in the heart of Sorrento.

A banquet attended by distinguished guests, all intent on living together to revive the glories of the gentile Sorrento and the “Napule ‘e mille culure”

And which illustrious work to draw inspiration from, if not the Last Supper by Leonardo da Vinci?

Leonardo immortalized one of the most solemn moments of the Passion, staging an extraordinary communicative rendering of the movements of the soul. The disciples are astonished: “In truth, I tell you, one of you will betray me”. These words echo in the room, spread among the gestures and expressions of the bystanders and everyone reacts in his own way.

A timeless masterpiece, throbbing with life and emotions.

Mariano entrusted this ambitious project to Giovanni Vescera and, within a few days, the restaurant was transformed into a construction site.

Artist and restaurateur work, first of all, in choosing the twelve convivials. The list of possible names is quite long and when the final decision is reached, we must do our utmost to define the composition.

So, step by step, the idea takes shape and, one by one, the twelve chatacters take their places at Zi’Ntonio’s table.

Giovanni illusionistically breaks through the wall, simulating a room adjacent to the real room. Everything is carefully studied: the materials and colors of the real environment also come to life in the painted space: the terracotta floor with Vietri tiles, the bricks of the arch, the wooden beams of the roof.

In the background, a large window reveals the panorama of the Neapolitan gulf, with Punta Scutolo and the unmistakable shape of Vesuvius.

Days, weeks, months go by… Mariano realizes that it is not simply a job to be done in a short time. Like in every great project the final result takes time, as it should be.

Vescera illustrates the various executive phases: “Not even this detail is finished. We still have to work on colour ”.

A sign with the words “Work in progress” hangs on display next to the painting, so as to prevent customers passing by for a takeaway plate from asking the usual question: “So, is the work over?”.

No, that’s not all. And in order to finish, Maria Giovanna Romano also arrives to collaborate with Giovanni.

Together the two artists finish the details, modulate the colors, elaborate new creative ideas in a gradual and continuously self-revising work.

Meanwhile, on the web, previews of videos and photos are already starting to circulate.

These spoilers are followed by a large number of comments: many discuss the twelve characters chosen to surround Maradona and, inevitably, it is debated about who might be there but does not figure to live together in this original cenacle.

Someone had to be sacrificed: the seats at the table are limited, divided into four groups of three. Leonardo docet.

So let’s see who are the lucky guests at zi’Ntonio’s dinner, so rich in tasty local dishes: pizza, pastiera, limoncello from Villa Massa, a plate of inviting babà, sfogliatelle, spaghetti with clams, flask of wine and Sorrento walnuts, whose nutshells are also scattered on the ground.

At the head of this table, on the left, opens the scenario Luciano de Crescenzo. He leans out with an effect of great naturalness, the troubled gaze of those who look around with curiosity. Beside him, Pino Daniele smiles sweetly, approaching a thoughtful Massimo Ranieri, intent on raising his hands and frowning.

Eduardo de Filippo follows, who with a sly expression turns to the viewer to hand him a cup of coffee. Resuming the iconography of Leonardo, the neapolitan actor occupies the place of Judas with allusion to the accusation of treason made by the Neapolitan public, for having left Naples for Rome.

Vittorio de Sica and Sofia Loren take us back to the times of “Bread, Love and …”, in the thriving Sorrento of the 1950s.

“A foreign man can love Neaples more than a Neapolitan”, De Sica proclaimed, while Loren, three years ago, on the occasion of honorary citizenship in the Campania capital, declared: “You know, Naples is my life”.

In the center, Diego Armando Maradona wears Napoli’s number 10 shirt the triumphal one, with the tricolor patch. In front of the king of football the pizza dedicated to Queen Margherita, large enough to overflow the edge of the table. Maradona’s expression is clouded by a veil of melancholy, as if to allude to all the events that have weighed on him over the years. He does not participate in the banquet, he seems taken by something else, isolated in his thoughts, which each of us can try to imagine.

On his left, the third group of artists: the unforgettable Massimo Troisi, in the pose taken from the hitchhiking scene in “Ricomincio da tre”, the great Totò, struggling with the letter to dictate to Peppino, and Mario Merola, the “King of the drama”.

To conclude the composition, echoing the gestures of the Last Supper, Lucio Dalla, Renato Carosone and, at the head of the table, Antonio Russo, the host, with his absorbed and calm expression.
Antonio, or rather Zi’Ntonio, that means Uncle Antonio, as he was affectionately called by his customers, who saw in him an uncle and in his place a family meeting place.

And among the guests, in the sixties, there was also Lucio Dalla who, after his first performances in the Sorrentine clubs, frequented Antonio’s restaurant.

Lucio authentically loved Naples. We look at his image, while he turns to Zi’Ntonio and we almost hear him singing Caruso, “… on an old terrace, facing the Gulf of Surriento”.
Renato Carosone too, genius of Neapolitan music and veracity, also converses animatedly with the host. Who knows, maybe they will be remembering the times of the past, when in the 1940s they met in Asmara, Eritrea. There Antonio opened a restaurant, while Carosone was playing in the clubs of the city, making his debut as a rising star in music.

The evocative power of Art, that allows us to review those who are no longer here, remembering their attitudes and expressions.

So, here they are all together, the artists of yesterday and today. Famous names that made Naples great, gathered in this Olympus, immortalized in the suspension of another dimension.

This is a painting to look at over and over again. And each time, we will see new details; we will focus more on one character, and then on another, and on another again. And they will seem so alive, that we too feel there, conversing with them to take part in the Cenacle of Zi’Ntonio.

Mariaelena Castellano

(Traslation by Maria Giovanna Romano)

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