Tra i primi personaggi noti colpiti dal Coronavirus figura Luis Sepulveda, ricoverato dall’inizio di marzo presso l’Ospedale Universitario di Oviedo, in Spagna.
Lo scrittore cileno era di ritorno da un festival letterario in Portogallo e sarebbe dovuto giungere in Italia lo scorso 12 marzo per partecipare alla Festa del Libro e della Lettura all’Auditorium di Roma, evento cancellato a seguito dell’attuale situazione sanitaria d’emergenza.

Sepulveda ha da sempre incontrato un gran favore nel pubblico del nostro paese: che si tratti di favole per bambini o di romanzi per adulti, i suoi scritti sanno essere lirici e coinvolgenti nella loro salda essenzialità; lo stile è scorrevole e volutamente non ricercato, come ha precisato l’autore stesso.

Questa sobria verve comunicativa fluisce in una letteratura intesa come antidoto alla sofferenza, ma anche come arma di denuncia a soprusi e ingiustizie.
Scrivere per Luis è una missione: è la possibilità di utilizzare le parole al servizio della libertà, quella stessa libertà tanto inneggiata e rincorsa nella sua travagliata ed errante esistenza, costellata da esilio e prigionia, nei difficili tempi del violento regime dittatoriale cileno di Pinochet.
Le paure e le emozioni di quegli anni  rivivono spesso nella sua opera, dove trovano posto anche l’amore per la Natura e l’attenzione ai valori di Uguaglianza e di Amicizia.

“Storia di una gabbianella e del gatto che le insegnò a volare”, “Il vecchio che leggeva romanzi d’amore” e “Ingredienti per una vita di formidabili passioni” sono alcuni dei titoli più conosciuti di Sepulveda; in ognuno di essi aleggia, silenzioso, un messaggio di speranza, che si può ben cogliere in queste sue parole:

“Quando vivi intensamente, capisci presto che la cosa più facile, più normale, è il fallimento. Però solo dai fallimenti ricavi una lezione. La nostra generazione è segnata dai fallimenti. Eppure si potrebbe dire che procede di sconfitta in sconfitta fino alla vittoria finale”.

Fallimento dopo fallimento, sconfitta dopo sconfitta, l’obiettivo è quello di costruire un futuro migliore, edificato con l’impegno della collettività e non soltanto del singolo, per lasciare finalmente che il “Noi”prevalga sull'”Io”.
Oggi  tutti “Noi” siamo chiamati alla prova per fermare l’avanzata di un virus inaspettato, ineffabile e incalzante.

Ognuno è tenuto a dare il suo contributo, dal personale medico che combatte in prima linea,  agli anziani che restano confinati nella propria abitazione, spesso senza nessuno con sé, in una solitudine disarmante, in balia delle paure più  fragili.

Le condizioni di Sepulveda ad oggi restano serie ma stazionarie, come ha rivelato la moglie, la poetessa Carmen Yanez, anche lei positiva al virus, contratto in forma più lieve.


La coppia si ritrova così a condividere questa ennesima sfida, che si aggiunge alle grandi difficoltà affrontate ai tempi del golpe di Pinochet. Sposatisi da poco, subirono con la prigionia e l’esilio le circostanze avverse del difficile momento storico, fino a perdersi l’uno dall’altra.

Si incontrarono a distanza di anni e l’indissolubilità del loro legame prevalse su tutto: nonostante entrambi avessero nel frattempo contratto altre relazioni, Luis e Carmen si amavano come e più di prima e suggellarono il loro sentimento convolando in seconde nozze.

Un amore da romanzo, “La màs bella historia de Amor”, per citare il titolo della fascinosa poesia che Sepulveda dedica alla moglie:

«L’ ultima nota del tuo addio/ mi disse che non sapevo nulla/ e che arrivavo/ al tempo necessario/ di imparare i perché della materia./ Così, tra pietra e pietra/ seppi che sommare è unire/ e che sottrarre ci lascia soli e vuoti/ che due più due/ può essere un pezzo di Vivaldi/ seppi che la mia opera era scritta/ perché La Più Bella Storia d’ Amore/ è possibile solo/ nella serena e inquietante calligrafia dei tuoi occhi».  (L.S.)

Mariaelena Castellano

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