L’8 marzo, oltre ad essere il giorno della celebrazione delle conquiste femminili, è anche il compleanno del mitico zio Antonio. E ogni anno il pensiero corre a lui e a cosa ci dicevamo nella nostra rituale telefonata di auguri. 

Era un comico nato, zio Antonio. Una “macchietta”, come si dice a Napoli.  Gli bastava fare una delle sue espressioni buffe per destare il riso. Se poi ci scappava la battuta, era l’apoteosi. E anche nei momenti di tensione, riusciva a sdrammatizzare, ad affrontare tutto con quella carica prorompente di ironia e di giocosa ilarità. 

Ogni 8 marzo, come nelle altre ricorrenze, gli telefonavo e, su per giù, la conversazione andava così:

“Auguri, zio, buon compleanno!”

“Auguri anche a te, donna!”

“Quanti ne sono? Quanti anni compi oggi?”

Lui mi rispondeva: “Troppi! Meglio non contarli più.” 

Oppure, si prodigava ad invertire strategicamente le cifre, così da trasformare un 72 in 27 o un 73 in 37. Quindi, concordavamo che l’età anagrafica non conta e che lui sarà sempre giovane dentro, come in questa vecchia polaroid di tanti (ma tanti!) anni fa, dove festeggiavamo il mio primo Natale. 

Poi, si parlava del più e del meno, dei grattacapi quotidiani, del lavoro, delle tante incombenze, delle novità e di cosa si diceva a Meta, il nostro paese natio, che anche se zio aveva lasciato da decenni, portava sempre nel cuore. 

E, alla fine, mi rivolgeva il suo saluto abituale: “Stammi bene, mi raccomando, tieniti forte, ragazza!” 

Le ricordo bene queste parole. Le pronunciava con il suo tono gioviale, capace di infondere una manciata di sana spensieratezza. Mi ritempravano e rendevano un pizzico più leggera la quotidianità. 

Sono passati diversi anni da quando l’8 marzo non è più scandito da questa telefonata di auguri e di belle chiacchierate, ma quel suo “Tieniti forte, ragazza!” continua ad accompagnarmi e a darmi forza, insieme ai ricordi indelebili dei tanti bei momenti vissuti insieme.

E anche oggi, ovunque tu sia, tanti tanti auguri, zio! Io mi tengo forte, promesso. Magari un po’ barcollo ma, tranquillo, non mollo.  

M.C.