Gli albori della civiltà greca risalgono al cosiddetto Periodo di Formazione, che va dal XII all’VIII secolo a.C.

In questa fase, il territorio ellenico riversa inizialmente in uno stato di sconvolgimento socio economico dovuto all’arrivo e alla mescolanza di popoli diversi.

Si tratta di un momento di decadenza segnato dalla disgregazione delle società-palazzo cretesi e micenee e dalla conseguente scomparsa di forme di organizzazione sociale, nonché di economie aperte.

Queste involuzioni si riflettono  anche in un vistoso impoverimento nell’ambito culturale e artistico, di contro allo splendore riscontrato nell’età del bronzo con le civiltà preelleniche.

L’economia arretra, l’organizzazione sociale regredisce, la scrittura tende  a scomparire del tutto, mentre per quanto concerne il panorama artistico, si assiste a un brusco azzeramento produttivo.

Per indicare questo lungo processo di disfacimento, si è coniata la definizione di “Medioevo ellenico”:  in analogia con il Medioevo europeo, infatti, il Periodo di Formazione si pone come un’età di mezzo tra la ricchezza culturale delle precedenti popolazioni egee e quella della grandiosa civiltà destinata a fiorire nei secoli successivi.

È proprio da tale crisi, infatti, che emergerà la civiltà greca: dalle ceneri di un passato glorioso, risorgerà una nuova, straordinaria cultura.

Già intorno al X secolo a.C., si registra una prima, timida, ripresa evolutiva, a cui si riferisce la nomenclatura  “Periodo di Formazione”.

Dal punto di vista sociale si passa dalla forma di città-fortezza alla polis(*), ovvero a una sorta di città-stato, che non è solo un nuovo modello urbanistico, ma anche un esempio di società sentita come bene comune e basata su un’innovativa organizzazione di convivenza civile.

A poco alla volta, riprende anche la produzione culturale e artistica,  alimentata da un’originale rielaborazione dei motivi delle antiche civiltà preelleniche e di quelle orientali.

Per l’ambito architettonico non si può ancora parlare di una vera e propria arte del costruire, poiché essendosi persa la grande tradizione palaziale cretese e micenea, le abitazioni tornano a essere strutture realizzate con materiali poveri, quali mattoni e paglia.

Riguardo la scultura, non sono pervenuti resti consistenti che possano fornire un’idea completa ed esauriente.

Sappiamo che si tratta di una statuaria di piccole dimensioni, in avorio o in terracotta. Le figure sono caratterizzate da una stilizzazione di tipo geometrico, già ispirata a un gusto orientato sui principi armonici delle proporzioni.

Tra le testimonianze scultoree più interessanti e ben conservate, segnalo un idoletto, una figura femminile campaniforme fortemente stilizzata, con un collo innaturalmente lungo e una testa molto piccola. La veste presenta una ricca decorazione, che rimanda ai motivi ornamentali della coeva pittura vascolare.

Anche nella ceramografia, come nella scultura, si riscontra, infatti, una marcata tendenza geometrizzante, tanto da far parlare di Stile Protogeometrico e di Stile Geometrico.

Nel primo caso, ci si riferisce alla più antica fase compresa tra il 1.050 e il 900 a.C. circa, caratterizzata da vasi decorati con motivi molto semplici, che coprono una parte limitata della superficie.

Si parla invece di Stile Geometrico approssimativamente tra il 900 e il 700 a.C., quando la produzione vascolare è impostata su motivi più elaborati e complessi, quali svastiche e meandri(*). In questa fase la decorazione è più ampia e copre quasi l’intero vaso adeguandosi in modo armonioso alle forme curve.

Tra i più noti esempi di ceramica geometrica si ricorda l’imponente anfora funeraria detta “del  lamento funebre”(*) , con la quale si può già parlare di un’evoluzione stilistica e iconografica che prelude alla successiva e ormai imminente Età arcaica, di cui ci occuperemo nella prossima lezione.

Mariaelena Castellano

DENTRO L'OPERA

L’ANFORA DEL LAMENTO FUNEBRE  (760-750 a.C.), Atene, Museo Nazionale.

Risale all’incirca alla metà dell’VIII secolo a.C.  l’imponente anfora detta “del lamento funebre”, uno dei più noti esempi di ceramica geometrica del Periodo di Formazione, alta più di un metro e mezzo.

Rinvenuta nella necropoli di Atene, nei pressi della maestosa porta del Dìpylon, aveva una funzione funeraria, in quanto indicava la presenza di una tomba. In origine, infatti, il manufatto poggiava su una lastra di pietra a sua volta collocata sul tumulo. Se ne poteva ammirare soltanto la parte alta, poiché quella bassa veniva ricoperta dal terreno.  Il lungo collo, oltre allo scopo segnaletico, era utilizzato  anche per versarvi le libagioni(*).

La superficie vascolare è interamente ricoperta da ben sessantacinque fasce decorate con motivi geometrici, sia semplici, sia più complessi. Le fasce percorrono la circonferenza dell’anfora e presentano altezze variabili, basate sull’adattamento alle singole parti costituenti.

I decori sono dipinti con vernice nera lucida, che risalta sul fondo color rossastro della terracotta, creando un effetto vivace, ma anche raffinato.

In particolare, nella parte compresa tra le anse, spicca un registro più alto degli altri, decorato con la scena di una lamentazione funebre, che dà nome all’opera.

L’immagine consente di supporre che l’anfora sia stata posta sulla tomba di una ricca signora, che coinciderebbe con la defunta raffigurata nella parte centrale della scena.

Intorno alla salma presenziano quattordici figure maschili, disposte simmetricamente ai lati e rappresentate con le braccia alzate, in segno di disperazione. Nella porzione inferiore del catafalco(*) sono collocate altre quattro figure: due femminili, in ginocchio, e due maschili, sedute. In realtà, l’intento del ceramografo era quello di posizionarle dinanzi alla defunta. Tale incongruenza deriva dalla mancata conoscenza della tecnica prospettica di rappresentazione.

Anche se in questa fascia istoriata compaiono delle figure umane, la loro impostazione tende comunque alla geometrizzazione, in linea con la tendenza decorativa allora imperante. I corpi, fortemente schematizzati, risultano formati da un assemblaggio di elementari figure geometriche e ne deriva un suggestivo effetto di astrazione, tipico del gusto artistico del tempo.

PER SAPERNE DI PIU'

LA POLIS GRECA 

Tra il IX e l’VIII secolo a.C. la civiltà ellenica si ricompone gradualmente, aiutata dalla comunanza della lingua, della religione e delle tradizioni. Il naturale sbocco di questa evoluzione formativa si riscontra nella nascita della polis, la città-stato, un’entità autonoma, ma non chiusa ai molteplici influssi esterni e agli apporti culturali di altri territori.

Questa libera circolazione di idee e di pensieri, unita alla partecipazione collettiva dei cittadini alla gestione di una realtà avvertita da subito come comune, crea i presupposti di un’importante spinta evolutiva, che caratterizzerà i secoli successivi. La polis rappresenta una forma di aggregazione  che va oltre  la conformazione urbanistica, in quanto si pone come un’unione insieme sociale, politica, economica e culturale.

Riguardo la sua definizione nel territorio, molto è dipeso dalle caratteristiche geografiche degli  spazi destinati ai vari insediamenti.

Tuttavia, si può riconoscere un modello prevalente fondato sulla collocazione degli edifici di culto e delle strutture più rappresentative nella parte alta, l’acropoli, secondo un’usanza difensiva ormai collaudata già nei secoli precedenti. Nella zona più bassa, detta asty, sorge invece l’agorà, la piazza principale, centro nevralgico della città, intorno al quale si sviluppano le abitazioni intervallate da orti. Oltre le mura si estende la campagna, la chora, con i suoi terreni coltivati, fondamentale fonte di sostentamento dell’economia greca e dunque ben integrata alla città. La zona agricola è poi circondata da boschi e zone incolte destinate alla pastorizia.

IMPARIAMO I TERMINI

(*)MOTIVI DECORATIVI DIFFUSI DURANTE IL PERIODO GEOMETRICO

SVASTICA:  Segno simbolico, utilizzato con funzione decorativa in svariate civiltà antiche. Consiste in una croce a quattro bracci di uguale lunghezza, terminanti ciascuno in un prolungamento ad angolo retto volto verso sinistra. Per l’errata interpretazione delle sue origini ritenute ‘arie’, fu adottato come simbolo da vari movimenti antisemiti e, in particolare, dal partito nazionalsocialista tedesco (ma con la variante dei prolungamenti dei bracci orientati verso destra).

MEANDRO: Motivo ornamentale apparso sin dal Paleolitico, ma la cui forma tipica si è meglio definita  nell’arte greca di età classica. Consiste nella successione di una o più linee parallele, che ripiegano ad angolo retto formando una serie continua di motivi inseriti in uno spazio quadrato o rettangolare e che, nel suo insieme, forma una fascia a bordi paralleli, ad andamento di regola orizzontale, ma anche verticale.

Nella sua forma tipica, il meandro è anche detto greca, appunto per la sua frequenza nella decorazione ellenica. Il nome  deriva da quello del fiume Meandro, situato  nell’Anatolia occidentale e caratterizzato, in pianura, da un andamento serpeggiante singolarmente regolare e sinuoso.

(*) LIBAGIONE: Offerta sacrificale di bevande,  diffusa nei riti dell’antichità classica.

(*) CATAFALCO: Impalcatura utilizzata come sostegno alla bara durante le cerimonie funebri.