Il panorama artistico italiano del primo Cinquecento è arricchito anche dall’originale estro di Antonio Allegri, più conosciuto come Correggio, dal nome della sua città natia, in Emilia Romagna. E´ in questa regione che si compie la sua formazione ed è qui che opera maggiormente, in un ambiente più appartato rispetto ai principali centri d’arte del tempo. Eppure Correggio si rivela ben aggiornato sui molteplici stimoli della pittura rinascimentale, conosciuta con ogni probabilità anche attraverso brevi spostamenti in altre città. Le notizie biografiche sono piuttosto lacunose, ma è ipotesi piuttosto condivisa che l’artista abbia avuto modo di visitare Milano e Roma, mentre risultano documentati ripetuti soggiorni a Mantova, presso la raffinata corte dei Gonzaga, dove ha modo di cimentarsi con gli alti esiti della pittura prospettica del Mantegna.

Da questo iter formativo nasce un linguaggio nutrito dalle suggestioni del colorismo veneto e dello sfumato leonardesco, dove le pose aggraziate di sapore raffaellesco dialogano con il saldo modellato d’ispirazione michelangiolesca. Ognuna di queste ispirazioni è però rielaborata in chiave innovativa, attraverso un’inedita verve inventiva e una sapiente abilità tecnica, al servizio di complessi costrutti spaziali e sapienti giochi luministici.

Risale al 1520 l’incarico di affrescare la cupola della Chiesa di San Giovanni Evangelista a Parma, una delle prime importanti commissioni di Correggio.

L’episodio raffigurato, la Visione di San Giovanni, ovvero l’apparizione del Cristo al santo evangelista, è qui narrato come un evento spettacolare, in uno scenario privo di partizioni architettoniche e dominato dalla monumentale figura del Salvatore, avvolto in un intenso bagliore aureo. Per contro, stagliati su dense nubi che assecondano l’andamento circolare della calotta, gli apostoli sono calati in una penombra ravvivata da improvvisi guazzi di luce soffusa. I potenti giochi chiaroscurali così delineati evidenziano il vigore corporeo dei personaggi, evocando quelli michelangioleschi della Sistina. La monumentale saldezza di queste figure non ne impedisce l’effetto di gran naturalezza, a cui concorrono anche la morbida sensibilità cromatica e le pose aggraziate di matrice raffaellesca.

Gli audaci scorci prospettici, invece, precorrono soluzioni innovative che saranno ampiamente sviluppate nel secolo successivo e che Correggio spinge alle estreme conseguenze quando affresca l’Assunzione della Vergine (1526-28) nella cupola del Duomo di Parma. Anche qui la scena è definita da una corona di nuvole, stavolta dilatata in un’ampia successione di cerchi concentrici, che sembrano sfondare ancor di più lo spazio, suggerendo una straordinaria idea di profondità.

L’opera è pervasa da un inedito impeto dinamico che allontana i contemporanei, in quanto svela i primi segnali di inquietudine rispetto all’ideale di sobria compostezza classica, senza più ricercare il Bello attraverso l’imitazione della natura, bensì tramite l’esaltazione degli aspetti più spettacolari e scenografici.

Un nutrito stuolo di angeli, santi, beati e cherubini sospesi nel vuoto anima il solenne percorso ascensionale della Vergine. Ad attenderla, un Cristo fortemente scorciato, anche qui immerso in un’abbagliante luce dorata.

Gli effetti luministici sono protagonisti anche della suggestiva tavola dell’Adorazione dei pastori, dipinta tra il 1527 e il 1530. La scena è calata nell’oscurità della notte, ma il far del mattino è vicino, come rivelano le prime luci dell’aurora, sullo sfondo; più in primo piano, la Vergine contempla con dolcezza il Bambino, lasciandosi inondare dai suoi intensi bagliori divini, che s’irradiano anche tra i volti meravigliati dei pastori, in un crescendo di spontanea tensione emotiva.

Correggio reinventa il tema dell’adorazione attraverso un’originale composizione asimmetrica, costruita seguendo un taglio diagonale capace di accrescere l’enfasi dinamica ed espressiva della scena. L’osservatore non manca di sentirsi coinvolto, chiamato anch’egli a prendere parte a questo momento così intimo e sacro.

Gli studiati scorci, i ritmi concitati della narrazione e la magistrale modulazione luministica rivelano ancora una volta la talentuosa regia artistica del Correggio, il cui linguaggio morbido e naturalistico rappresenta un’interessante interpretazione delle ricerche rinascimentali, inaugurando al tempo stesso un nuovo modo di concepire la pittura, già proiettata ai successivi sviluppi dell’arte seicentesca.

M.C.   

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