Il carattere pratico dei Romani, da sempre attenti alle esigenze concrete del quotidiano, ha consentito la piena affermazione di un’architettura votata all’edilizia per la pubblica utilità.

Strade, ponti, acquedotti, impianti fognari, terme e mura difensive soddisfano necessità legate sia all’espansione e alla difesa militare, sia alla possibilità di migliorare la qualità della vita urbana.

Magistrati e imperatori  accrescono il proprio prestigio politico anche attraverso la realizzazione di queste importanti opere pubbliche, spesso intitolate con i nomi dei loro celebri committenti.

Si tratta di lavori dotati di grande solidità, come attesta la considerazione che alcuni di essi risultano utilizzati ancora oggi. Ciò si spiega grazie alle ingegnose capacità costruttive messe in campo attraverso l’utilizzo di tecniche e materiali innovativi, come argomentato nella scorsa lezione.

LE STRADE

Di fondamentale importanza in questo settore risulta la costruzione di un’efficiente rete viaria, necessaria per un agevole controllo del territorio e per la facilitazione degli scambi commerciali.

I percorsi lastricati, percorribili a piedi o sui carri, presentano in genere una larghezza variabile dai 4 ai 6 metri, in modo da consentire il contemporaneo transito di due carri diretti negli opposti sensi di marcia (da qui il termine tuttora in uso di “carreggiata”). Essi risultano costituiti da tre strati: il più profondo, con funzione di basamento, è dato da un insieme di ciottoli; quello intermedio è un miscuglio di sabbia e ghiaia; la parte superficiale consiste in una pavimentazione formata da grandi pietre disposte in modo da ottenere una sezione convessa, per consentire lo scorrimento ai lati delle acque piovane, raccolte in canaline parallele alla strada.

Già in età repubblicana  si procede alla realizzazione di un cospicuo numero di tracciati viari, tra cui spiccano per importanza le vie consolari(*).

La complessa organizzazione dell’opera stradale realizzata dai Romani rappresenta un alto esempio di abilità ingegneristica, che con i suoi oltre 100.000 chilometri di percorsi lastricati, ha contribuito significativamente all’incontrastata affermazione del potere dell’Urbe.

I PONTI

Anche la costruzione di ponti assume grande importanza per i Romani, decisi a superare  corsi d’acqua e vallate per percorrere territori più ampi.

Le  prime strutture, in legno, sormontano il Tevere consentendo l’affermazione commerciale ed economica ai primitivi insediamenti della civiltà romana. Il primo ponte è il Sublicio, a cui seguono il ponte Emilio e il ponte Milvio, entrambi ricostruiti in pietra nel II secolo a.C. A partire da questo secolo, l’edificazione dei ponti inizia a sfruttare il sistema costruttivo dell’arco, mentre già dal IV secolo a.C., dalle realizzazioni in legno si passa a quelle in muratura.

Ponte Milvio, 109 a.C., Roma

Si innalzano, dunque, strutture in pietra o mattoni con riempimenti interni in conglomerato cementizio e grandi arcate, in genere a tutto sesto, rette da imponenti pilastri di sostegno.

Uno dei ponti meglio conservati dell’antichità è il Ponte di Augusto e Tiberio a Rimini, impostato su cinque grandi arcate.

L’opera, risalente al secondo decennio del I secolo d.C., è in pietra bianca d’Istria, con probabile struttura in calcestruzzo.

LE OPERE IDRAULICHE

I Romani riservano gran cura anche all’esecuzione delle opere idrauliche, in particolare agli impianti fognari e agli acquedotti.

La prima fognatura di Roma è la rinomata Cloaca massima, esistente sin dal VI secolo a.C. Essa consiste in una conduttura che raccoglie le acque accumulate nel Foro Romano per convogliarle nel fiume Tevere attraverso un percorso di circa 600 metri. In origine non provvista di copertura, nel II secolo a. C. la Cloaca viene ricoperta con una solida volta a botte formata da conci di tufo impiegati a secco.

Il sistema fognario ideato dai Romani è tra i più avanzati del tempo: bisognerà attendere la metà del XIX secolo per la realizzazione di fognature più moderne ed efficienti.

Gli acquedotti, invece, consentono  l’approvvigionamento idrico ai cittadini mediante condotti utilizzati per il trasporto delle acque dalle sorgenti ai centri abitati. Si tratta di canali artificiali sotterranei impostati su una pendenza minima, per evitare ristagni d’acqua.

Spettacolari le costruzioni ad arco su piloni, innalzate per superare avvallamenti e corsi fluviali, realizzate inizialmente a secco e poi in opus caementicium.

Tra gli esempi più rinomati, l’imponente Pont du Gard, a Nimes, in Provenza, risalente al I secolo d.C.

La struttura, in pietra a secco, consta di tre ordini di arcate ed è tutt’oggi percorribile come viadotto.

Capolavoro dell’architettura antica, con i suoi 49 metri di altezza, è inserito nell’elenco dei beni patrimonio dell’umanità dell’UNESCO.

Tra le opere idrauliche figurano anche le terme, che contrariamente all’uso attuale della denominazione non vanno intese come impianti curativi, ma come bagni pubblici.

Edificate sin dall’età repubblicana, si avvalgono di una più definita tipologia planimetrica soltanto a partire dai primi anni del II secolo d.C., con la realizzazione delle grandiose Terme di Traiano, assunte come modello di riferimento.

Esse sfruttano in parte i resti della Domus Aurea, la colossale villa urbana dell’imperatore Nerone, e sono dotate di mura di cinta contenenti una grande esedra(*), portici, giardini e ninfèi(**).

Lo spazio interno è percorso  da un asse centrale in cui si susseguono una piscina scoperta (natàtio), una vasta sala cruciforme con vasche di acqua fredda (frigidàrium), un piccolo ambiente con vasche di acqua tiepida (tepidàrium) e una sala con vasche di acqua molto calda (calidàrium).

Intorno a questo percorso così strutturato si affiancano simmetricamente spazi destinati agli spogliatoi e alle palestre.

    Ipotesi ricostruttiva delle Terme di Traiano

Riguardo l’organizzazione tecnica, i pavimenti delle terme sono sostenuti da pilastrini e negli spazi sottostanti (ipocàusti) si posizionano focolai per provvedere al riscaldamento delle acque.

Inoltre, tutti gli ambienti, rivestiti da marmi pregiati o mosaici, presentano coperture a volta.

LE MURA URBANE

Per i Romani il limite murario stabilito nella definizione di una città non ha soltanto un valore difensivo o di confine, ma è investito anche di una sacralità legata ai rituali di fondazione tramandati dalla civiltà etrusca.

Tra le più antiche testimonianze murarie ricordo le Mura Serviane, attribuite al re Servio Tullio (VI secolo a.C.), più volte rimaneggiate e restaurate, realizzate in origine con grossi blocchi squadrati di tufo.

Un altro rinomato esempio è fornito dalle Mura Aureliane, innalzate tra il 270 e il 275 dall’imperatore Aureliano.

Mariaelena Castellano

PER SAPERNE DI PIÙ…

(*) LE VIE CONSOLARI

Le vie consolari sono le antiche strade romane volute dai consoli  per ragioni di carattere economico e  militare. Alcune sopravvivono ancora oggi con il loro originario rivestimento in pietra, ma più  spesso i  tracciati di questi percorsi sono confluiti nelle odierne strade statali e regionali.

Tra le principali vie consolari si ricorda la via Appia, commissionata da Appio Claudio Cieco e inaugurata già nel 312 a.C.

Concepita durante l’espansione romana verso sud, per congiungere l’Urbe a Capua,  in seguito viene prolungata fino a Taranto e Brindisi. Oggi risulta tra i tracciati meglio conservati rappresentando una preziosa testimonianza delle capacità costruttive dei Romani.

Un’altra strada importante è la via Flaminia (220-219 a.C.), che congiunge  Roma a Rimini, a sua volta unita a Piacenza tramite la via Emilia (187 a.C.), mentre la via Aurelia (241 a.C.), realizzata per volere di Gaio Aurelio Cotta, porta da Roma a Pisa.

IMPARIAMO I TERMINI

(*) ESEDRA:  Ambiente a forma semicircolare, destinato a luogo di ritrovo e di conversazione, situato all’interno degli edifici pubblici e privati di età romana. Per estensione di significato, per esedra s’intende anche qualsiasi disposizione planimetrica a semicerchio, frequente  in sistemazioni urbanistiche di carattere monumentale.

(**) NINFEO:  In origine un bosco, una fonte o anche un santuario sacro alle ninfe; in epoca ellenistica e romana, costruzione di varia forma, talvolta absidata, con nicchie e prospetto a colonne, al centro della quale si colloca spesso una fontana. Per analogia, si indica con il termine di ninfeo anche la grande fontana monumentale delle ville rinascimentali e barocche, arricchita da portici, esedre, nicchie, grotte artificiali.