Se le correnti dell’Informale si pongono in aperta polemica nei confronti del contesto sociale del tempo, capace di generare l’immane distruzione del secondo conflitto mondiale, già verso la metà degli anni Cinquanta, in America e in Europa prendono avvio anche altri linguaggi intesi a dialogare proprio con la società. Ispirati all’avanguardia storica del Dadaismo, essi ne recuperano in particolare il riferimento alla realtà quotidiana. E‵ il caso della corrente americana del New Dada e di quella francese del Nouveau Réalisme(*).

Sempre in questi anni, in Inghilterra(*) prende avvio la Pop Art, un movimento incentrato sulla cultura della civiltà urbana e sui meccanismi della produzione e della comunicazione di massa. 

Pop Art, infatti, è l’abbreviazione di Popular Art, dove per popular s’intende il riferimento alla cultura di massa che divampa negli anni del “boom economico”.

Questa corrente si diffonde rapidamente nei paesi occidentali e, in particolare, negli Stati Uniti, dove dai primi anni Sessanta  assume una portata più amplificata, grazie alla spiccata propensione al consumismo del popolo americano.  

Gli slogan pubblicitari, i beni di consumo, gli oggetti comuni, i fumetti, ma anche i divi del cinema diventano così i soggetti di questo nuovo linguaggio che mira semplicemente a rappresentare la quotidianità del proprio tempo, senza alcun intento di critica o di polemica: gli artisti giocano con gli oggetti di consumo e li trasformano in immagini da ammirare. 

Rispetto alla protesta dell’arte informale subentra adesso il desiderio di prendere le distanze dalle brutture della guerra per rifugiarsi invece nella banalità del quotidiano, alla ricerca di un benessere che con il progresso e con la produzione seriale diventa alla portata di tutti. Da qui uno degli elementi caratteristici della Pop Art, ovvero la serialità: un oggetto della quotidianità, un bene di consumo o il volto di una celebrità viene replicato una molteplicità di volte, volendo così alludere ai meccanismi produttivi di massa, nonché alla ripetitività delle immagini pubblicitarie.

Queste scelte vanno inquadrate anche nella volontà di creare un’arte accessibile a tutti, a differenza dei linguaggi delle avanguardie storiche e dell’Informale, destinati, invece, a un più ristretto pubblico di intenditori.  

Una volta selezionato l’oggetto da trasformare in opera, gli artisti pop valutano come proporlo: possono ingrandirlo a dismisura, alterarne i colori o ripeterlo più volte, trasformando così il banale in straordinario. La quotidianità entra dunque nei circuiti espositivi di gallerie e musei e induce a riflettere sugli aspetti del consumismo e della cultura di massa. 

Tra le principali personalità della Pop Art americana emergono Roy Lichtenstein, Claes Oldenburg e Andy Warhol. 

Roy Lichtenstein (1923-1997) lega il suo nome al fumetto, che da mezzo di comunicazione di massa assume la valenza di un’opera d’arte. 

Si osservi “Drowning girl” (Ragazza che affoga), un olio e acrilico su tela in cui l’artista riprende la pagina di un famoso fumetto del tempo e ne dipinge un particolare, quello di una ragazza in balia del mare agitato. L’immagine viene ingrandita e adattata al nuovo formato attraverso un’attenta e meticolosa cura nella resa della composizione. Lichtenstein dà prova della sua notevole abilità tecnica, come si evince nella puntinatura inserita per l’incarnato della ragazza, a imitazione dei retini tipografici. 

Con Claes Oldenburg (1929), scultore di origine svedese, l’interesse si focalizza sugli oggetti del consumo americano, in particolare sui cibi da fast food. Egli li riproduce in dimensioni maggiori adoperando i materiali più vari e proponendo colori accesi e superfici lucide, in linea con le immagini degli slogan pubblicitari. 

La sua ricerca prosegue quindi con la realizzazione di sculture morbide, come a voler sancire il bisogno di una realtà più amena e accomodante. 

Andy Warhol (1928-1987), protagonista indiscusso della Pop Art americana, dopo gli esordi da grafico, si dedica alla pittura pop e predispone anche un suo personale spazio espositivo, chiamato Factory. 

Eccentrico, raffinato, ironico e provocatorio, Warhol si pone da subito come un divo e si inventa come un personaggio pubblico, come una vera e propria star, ben riconoscibile dalla sua parrucca di capelli bianchi. 

Anche egli attinge dal mondo del consumismo americano, stavolta proposto nella ripetizione quasi ossessiva dell’oggetto raffigurato.

A differenza di Lichtenstein, Andy Warhol non dipinge, bensì si serve di mezzi riproduttivi, quali la tecnica serigrafica per la stampa, in modo da mostrare come l’arte rientri nella categoria dei prodotti commerciali. Pertanto, ciò che conta non è l’atto esecutivo in sé, ma piuttosto la firma dell’artista, ovvero una sorta di marchio che assicura il valore dell’opera. 

Celebri le sue serigrafie con ritratti di personaggi noti del tempo, tra attori e musicisti. Marilyn Monroe è uno dei suoi soggetti preferiti, come mostra la nota serie di dieci serigrafie su carta in cui l’immagine dell’attrice è molto semplificata dalla procedura della tecnica di stampa. 

Warhol si concentra sul volto della diva escludendo il resto del corpo, in modo da evidenziarne lo sguardo, le labbra carnose, il caratteristico neo. Le accese fantasie cromatiche completano l’opera conferendole un’estrosa e accattivante vivacità.  

M.Castellano

Il New Dada 

Alla fine degli anni Cinquanta alcuni artisti americani mostrano insofferenza nei confronti del distacco dalla realtà attuato dalle correnti informali. Essi ambiscono, invece, a un riavvicinamento agli aspetti del reale e seguono tale direzione lasciandosi veicolare dalle scelte del movimento dadaista. 

Dal movimento Dada non recuperano tuttavia gli atteggiamenti di contestazione, preferendo piuttosto coinvolgere i fruitori delle opere attraverso modi ironici e provocatori. Essi puntano anche ad andare oltre il concetto di “ready made” e interpretano liberamente gli oggetti scelti: li inglobano nelle loro opere oppure li rappresentano in forme pittoriche o scultoree.   

Tra le principali personalità del “New Dada” figurano Robert Rauschenberg (1925-2008) e Jasper Johns (1930).

Il primo è noto in particolare per le sue “opere combinate” (combine paintings), ovvero assemblaggi di svariati elementi tratti dal reale e accordati tra loro da un’abile regia compositiva. 

Anche Jasper Johns si interessa agli oggetti della vita quotidiana; egli li interpreta liberamente, replicandoli in dipinti o sculture, semplicemente per indurre a riflettere sul valore sociale dell’oggetto stesso. 

Il Nuoveau Réalisme   

In contemporanea al New Dada, in Francia nasce la corrente del Nouveau Réalisme, anch’essa intenta ad attingere dal mondo reale, con la predilezione per gli oggetti di uso comune, spesso ricavati dalle crescenti quantità di rifiuti e scarti prodotti dal consumismo.

Gli artisti non puntano a raffigurare la realtà, bensì a presentarla. I linguaggi scelti sono di volta in volta diversi in quanto risultano legati  alle singole personalità artistiche, tra le quali ricordiamo l’italiano Mimmo Rotella. 

Nonostante abbia vita breve, estinguendosi già nel 1963, il Nouveau Réalisme segna con intensità il panorama artistico del tempo ponendosi come contraltare della Pop Art americana, 

La nascita della Pop Art in Inghilterra

Nel secondo dopoguerra i mezzi di comunicazione di massa contribuiscono alla diffusione di una cultura omogenea, che supera i confini territoriali e le barriere tra classi sociali.

La televisione, la pubblicità, il cinema, la radio e i fumetti uniformano il modo di essere, di vestire e di arredare casa. Le persone si aprono dunque a un differente stile di vita, segnato da una comunicazione di massa opportunamente studiata per far presa sul pubblico. 

In Inghilterra la riflessione su queste nuove dinamiche porta a coniare l’espressione “Pop Art”, in riferimento alle comunicazioni e ai linguaggi pensati per la massa.

In un secondo momento, la denominazione di “Pop Art” viene invece relazionata alla tendenza artistica inglese nata proprio in questi anni e ispirata dalla cultura mediatica del tempo. 

Le opere pop attingono così da tutto ciò che caratterizza lo scenario occidentale di quegli anni, dalle immagini pubblicitarie alle locandine dei film, dai nuovi elettrodomestici agli oggetti di uso comune. 

Una delle opere più emblematiche della Pop Art inglese è “Just what is it that makes today’s homes so different, so appealing?” (Cosa rende mai le case di oggi così diverse, così attraenti?), un piccolo collage su carta realizzato nel 1956 da Richard Hamilton (1922-2011), finalizzato a mostrare il nuovo modo di vivere. L’artista non si pone in modo critico nei confronti della cultura di massa, ma si limita a descriverla e, dunque, a prendere atto della sua esistenza e del suo incisivo condizionamento nella vita di ognuno.